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FIROUZ GALDO

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Firouz Galdo nasce a Teheran nel 1960. Muore a Roma nel 2012 nel pieno delle sue molteplici attività.
Alla base di ogni sua ricerca ed opera emerge un concetto di creatività applicata non al gesto, all’urlo o al protagonismo, bensì alla ricerca, all’esercizio del pensiero, allo studio, al significato profondo e intellettuale dell’opera che sono condizione assolutamente necessaria e fondativa del gesto estetico.
Domare lo spazio con pochi segni era la sua forza, trattava il vuoto con le stesse proporzioni del pieno. Luoghi limpidi e netti, fisici e mentali, frutto di una complessa opera di sottrazione derivata dalla trasversalità dei suoi interessi.
Così scrive Galdo a proposito del suo approccio al progetto: “Non ho mai creato uno spazio innovativo. Non ho mai cercato lo spazio innovativo, convinto in realtà che lo spazio innovativo non esista” prosegue “piuttosto la ricerca l’ho indirizzata sul modo innovativo di vivere, percepire lo spazio. In questo devo, dove qualcuno possa leggerne le tracce, a Borges prima e a Calvino dopo, un’impostazione basata sulla riscrittura del testo, e quindi inevitabilmente sulla riscrittura dello spazio, magari attraverso la semplice modifica del punto di vista.”
Aveva imparato a vedere concentrando l’attenzione sul punto privilegiato del fuoco dello sguardo dello spettatore attraverso le proporzioni del palcoscenico.
La sua ricerca deriva infatti dal Teatro e questa visione scenica dell’architettura e del pensiero contraddistinguerà sempre ogni sua opera, dall’architettura al design, dalla grafica all’arte.
Architettura e Teatro: un binomio che ha trasformato un giovane scenografo in architetto. Un amore nato a 13 anni, coltivato dopo la scuola. Svolge infatti attività di scenografo dal 1976, realizzando con successo più di 40 spettacoli su scala internazionale, dall’inaugurazione del Teatro del Mondo di Aldo Rossi in occasione della Biennale Teatro del 1980, a spettacoli lirici al Teatro san Carlo di Napoli, alla direzione tecnica del Festival delle Ville Vesuviane, fino a disegnare le scenografie per Vittorio Gassmann al Festival di Spoleto del 1994. Questa esperienza lo porterà anche con il proprio studio di architettura, aperto nel 1987, ad essere particolarmente attivo nel campo della progettazione di spazi dedicati allo spettacolo ed agli allestimenti.
Grazie a questa attenzione, nel 1999 vince il concorso per il restauro e l'ampliamento del teatro lirico di Campi Bisenzio (Fi), inaugurato nel 2007. Suoi i progetti per il Palazzo delle Esposizioni, per la sede romana di Gagosian, per la Fondazione Giuliani, per la Collezione Cerasi Barillari, per il Bookstore di Palaexpo.

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